La rassegna di Dion Rukmindar, et al. (2025) esplora il potenziale terapeutico dell’agopuntura nel trattamento del deterioramento cognitivo vascolare (VCI), una condizione clinica di crescente rilevanza epidemiologica per la quale non esiste attualmente una terapia farmacologica specificamente approvata.
Il lavoro si propone di sintetizzare le evidenze disponibili sui meccanismi d’azione attraverso i quali l’agopuntura potrebbe esercitare effetti benefici sulla funzione cognitiva in pazienti affetti da patologie cerebrovascolari.
Il deterioramento cognitivo vascolare rappresenta l’intero spettro di disturbi cognitivi, dal lieve deficit cognitivo vascolare (VMCI) alla demenza vascolare conclamata, causati esclusivamente da alterazioni della vascolarizzazione cerebrale.
Si tratta della seconda forma più frequente di demenza dopo quella di tipo Alzheimer, rappresentando il 17-30% di tutti i casi. La prevalenza aumenta significativamente con l’età, interessando l’1,5-4,5% della popolazione over 65 nei paesi sviluppati, con una proiezione preoccupante: si stima che il numero globale di persone con demenza triplicherà entro il 2050, con costi sanitari annui previsti di circa 4 trilioni di dollari.
Attualmente, le opzioni terapeutiche per il deterioramento cognitivo vascolare sono limitate. I farmaci utilizzati per la malattia di Alzheimer, come gli inibitori delle colinesterasi e gli antagonisti del recettore NMDA, non hanno dimostrato efficacia clinicamente significativa nel migliorare la funzione cognitiva nei pazienti con demenza vascolare.
Le strategie preventive si concentrano sul controllo dei fattori di rischio modificabili (ipertensione, diabete, dislipidemia, obesità), ma una volta instaurato il deficit cognitivo, le possibilità di intervento risultano insoddisfacenti. In questo scenario, l’agopuntura emerge come potenziale opzione non farmacologica, minimamente invasiva e caratterizzata da un profilo di sicurezza favorevole.
Materiali e metodi
Gli autori hanno condotto una ricerca sistematica su PubMed e Google Scholar, includendo trial randomizzati controllati (RCT) e review sistematiche/meta-analisi pubblicati fino a dicembre 2024. Dei 2.331 studi inizialmente identificati, solo sei hanno soddisfatto i criteri di inclusione, riflettendo la limitata letteratura di alta qualità disponibile sull’argomento. Gli studi inclusi valutavano diverse modalità di agopuntura: agopuntura corporea manuale, elettroagopuntura e auricoloterapia.
Principali risultati
I risultati degli RCT analizzati suggeriscono un effetto positivo dell’agopuntura sul miglioramento dei sintomi cognitivi nel deterioramento cognitivo vascolare.
Huang et al. (2021) hanno dimostrato che l’elettroagopuntura a 2,5 Hz su punti specifici (GV20, GV24, EX-HN1, GV26, EX-HN3, HT7, SP6, GB20) ha migliorato significativamente i punteggi del Montreal Cognitive Assessment (MoCA) e del Mini-Mental State Examination (MMSE) rispetto allo sham acupuncture fino alla settimana 16, sebbene l’effetto non fosse più significativo alla settimana 32.
Yang et al. (2019) hanno riportato che l’agopuntura manuale era superiore alla citicolina orale nel migliorare la funzione cognitiva e le attività della vita quotidiana in pazienti con lieve deficit cognitivo vascolare.
Wang et al. (2016) hanno evidenziato che la combinazione di agopuntura e nimodipina produceva miglioramenti cognitivi superiori rispetto a ciascuna terapia singola.
Le meta-analisi incluse confermano questi risultati: Su et al. (2021), analizzando 48 RCT con quasi 4.000 partecipanti, hanno riportato che l’agopuntura, sia come monoterapia che in combinazione con terapie convenzionali, migliorava significativamente la funzione cognitiva globale e le attività della vita quotidiana.
Cao et al. (2013) hanno osservato benefici simili nella demenza vascolare lieve, con migliori risultati quando l’agopuntura era associata a esercizi cognitivi o farmaci.
Meccanismi
La review approfondisce i potenziali meccanismi attraverso i quali l’agopuntura potrebbe esercitare effetti terapeutici nel deterioramento cognitivo vascolare.
Studi di neurofisiologia hanno dimostrato che la stimolazione con l’agopuntura modula l’attività cerebrale: l’elettroencefalografia rivela un aumento della densità spettrale di potenza nelle bande alfa e delta, una riduzione del “rumore” neurale di fondo e un miglioramento della sincronizzazione di fase e della connettività a lungo raggio tra emisferi. Questi cambiamenti suggeriscono una maggiore efficienza dell’eccitazione corticale e una migliore integrazione funzionale tra aree cerebrali.
Studi di risonanza magnetica funzionale (fMRI) hanno mostrato che l’agopuntura attiva regioni cerebrali coinvolte nei processi cognitivi, come il giro cingolato anteriore, le aree prefrontali e il lobo temporale, tutte aree tipicamente compromesse nel deterioramento cognitivo vascolare.
A livello molecolare, l’agopuntura sembra promuovere la neuroplasticità aumentando l’espressione di fattori neurotrofici come il BDNF (brain-derived neurotrophic factor) attraverso le vie di segnalazione PI3K/Akt e MEK/ERK1/2, inibire l’apoptosi neuronale, ridurre lo stress ossidativo e modulare le risposte infiammatorie post-ischemiche. Inoltre, è stato osservato un aumento del rilascio di acetilcolina e una regolazione positiva di molecole coinvolte nella memoria, come CREB, nell’ippocampo.
Gli autori concludono che l’agopuntura rappresenta una potenziale opzione terapeutica non farmacologica per il deterioramento cognitivo vascolare, efficace e sicura sia come trattamento primario che come terapia adiuvante. I punti più comunemente utilizzati includono GV20, GV26, GB20, EX-HN1, PC6 e SP6, con un tempo di ritenzione degli aghi di circa 30 minuti e una frequenza di trattamento di 5-6 volte settimanali per 4-9 settimane.
Conclusioni
Tuttavia, la review evidenzia importanti limiti metodologici nella letteratura esistente: numero ridotto di studi di alta qualità, eterogeneità nei protocolli di trattamento, variabilità nei criteri di inclusione dei pazienti e follow-up limitati. Questi fattori impediscono di trarre conclusioni definitive sull’efficacia clinica e di definire protocolli terapeutici standardizzati.
In prospettiva, sono necessari trial randomizzati controllati di maggiori dimensioni, con disegni metodologici rigorosi, follow-up prolungati e outcome clinicamente rilevanti, per validare l’uso routinario dell’agopuntura nel deterioramento cognitivo vascolare. Inoltre, studi meccanicistici approfonditi potrebbero chiarire ulteriormente come la stimolazione degli agopunti moduli i circuiti neurali coinvolti nella cognizione, aprendo la strada a protocolli personalizzati e ottimizzati.
In un’epoca in cui l’invecchiamento della popolazione globale rende urgente la ricerca di strategie terapeutiche efficaci per le demenze, l’agopuntura merita attenzione come approccio integrativo che combina sicurezza, accessibilità economica e potenziale beneficio clinico, nell’ambito di una gestione multidisciplinare del deterioramento cognitivo vascolare.
Dion Rukmindar, et al.(2025) Exploring the Efficacy of Acupuncture Therapy in Vascular Cognitive Impairment: A Narrative Review
