La malattia di Parkinson è una condizione che peggiora nel tempo, causando non solo tremori e rigidità, ma anche problemi di umore, sonno e digestione. Sebbene i farmaci siano utili, spesso causano effetti collaterali dopo molti anni di utilizzo. Per questo motivo, la scienza sta studiando terapie alternative come l’agopuntura.
Citiamo qui una rassegna sistematica che esamina l’agopuntura come una terapia non farmacologica promettente per la gestione del morbo di Parkinson, analizzandone i benefici sia a livello clinico che molecolare.
Agopuntura e Cervello
Secondo questo studio i modi principali in cui l’agopuntura protegge il cervello sono:
- Agisce come uno “scudo” contro l’usura: L’agopuntura riduce lo “stress ossidativo” (una sorta di ruggine cellulare) aumentando le difese antiossidanti naturali del corpo, proteggendo così i neuroni dai danni.
- Aiuta a “pulire” il cervello: Nel Parkinson, alcune proteine tossiche (chiamate alfa-sinucleina) si accumulano e danneggiano le cellule. L’agopuntura stimola un processo di “autofagia”, ovvero un sistema di smaltimento dei rifiuti che aiuta a eliminare questi accumuli dannosi.
- Blocca il “suicidio” delle cellule: Spesso le cellule cerebrali malate si autodistruggono (apoptosi) o muoiono a causa di forti infiammazioni (piroptosi). L’agopuntura invia segnali per fermare questi processi di morte cellulare precoce.
- Favorisce la nascita di nuove cellule: Questa terapia stimola la produzione di “fattori di crescita” (come il BDNF), che sono come un fertilizzante per il cervello: aiutano a far nascere nuovi neuroni e a riparare quelli esistenti.
- Sfiamma il sistema nervoso: L’agopuntura riduce l’attività di alcune cellule immunitarie del cervello che, se troppo attive, causano un’infiammazione cronica dannosa.
- Sistema l’intestino per aiutare il cervello: Esiste un legame stretto tra pancia e testa. L’agopuntura aiuta a bilanciare i batteri intestinali, riducendo quelli “cattivi” che inviano segnali infiammatori al cervello attraverso il nervo vago.
In conclusione, gli studi più recenti indicano che l’agopuntura, usata insieme ai farmaci tradizionali, può migliorare significativamente i sintomi motori e la qualità della vita, permettendo a volte di ridurre il dosaggio dei farmaci e i loro effetti collaterali.
Tuttavia, i ricercatori sottolineano che servono ancora studi a lungo termine e una maggiore standardizzazione su quali siano i punti esatti da stimolare per ogni paziente.
Agopunti utilizzati
La selezione degli agopunti varia leggermente a seconda che si tratti di ricerca scientifica (su modelli animali) o di pratica clinica (su pazienti umani), ma alcuni agopunti ricorrono con grande frequenza in entrambi gli ambiti.
I punti che compaiono con maggiore frequenza per il trattamento della malattia di Parkinson sono: GB34 (Yanglingquan), ST36 (Zusanli), GV20 (Baihui) e LR3 (Taichong)
Nella ricerca di base (Modelli Animali) , l’elenco dei punti utilizzati è molto vasto e comprende:
- Meridiani di Stomaco e Vescica biliare: GB34, ST36, ST25, ST37.
- Meridiano del Fegato e della Milza: LR3, SP6, SP10.
- Dumai e Renmai: GV20, GV14, GV16, GV29, CV4, CV12.
- Altri agopunti: LI4, LI11, HT7, SI3, PC7, KI3, BL62, NL60.
Le combinazioni più studiate nei modelli animali sono GB34 + LR3 e GV20 + GV16.
Mentre negli studi sui pazienti, i ricercatori si concentrano spesso su un set più ristretto di punti per gestire vari sintomi motori e non motori:
- Punti principali: GV20, ST36, GB34, LR3, SP6, LI4, PC6, HT7 e KI3.
- Per disturbi specifici: Per i problemi della deambulazione, viene spesso utilizzata la scalpo agopuntura (specificamente sulle aree motorie e dell’equilibrio) in combinazione con punti distali sugli arti.
Combinazioni e personalizzazione: sebbene esistano punti comuni, la scelta finale dipende spesso dai sintomi specifici del paziente (come stitichezza, ansia, disturbi del sonno o dolore) e dalla teoria della Medicina Tradizionale Cinese. Studi recenti suggeriscono che l’efficacia ottimale si ottenga utilizzando non più di 10 punti per sessione.
Conclusioni
La ricerca evidenzia come questa pratica possa contrastare la degenerazione neuronale attraverso la riduzione dello stress ossidativo, la regolazione dell’autofagia e la soppressione dei processi infiammatori.
Gli studi suggeriscono inoltre che il trattamento influenzi positivamente l’asse intestino-cervello, migliorando la composizione del microbiota e favorendo la neurogenesi adulta.
Nonostante i risultati incoraggianti nel mitigare i sintomi motori e non motori, gli autori sottolineano la necessità di protocolli standardizzati per confermare l’efficacia a lungo termine.
L’integrazione di questa tecnica con le cure convenzionali potrebbe potenzialmente ridurre i dosaggi farmacologici e migliorare significativamente la qualità della vita dei pazienti.
Riferimenti:
Xi-Chen Wu et al. Acupuncture: A Promising Non-Pharmacological Approach to Parkinson’s Disease Management. Brain and Behavior , 2026; 16:e71438
